domenica 11 marzo 2012
sabato 31 dicembre 2011
martedì 8 novembre 2011
giovedì 29 settembre 2011
Donna sposa, sposa spesa, moglie maglio
Che dire?
La mia voglia di disegnare abiti da sposa è direttamente proporzionale al numero di beoti che ci sono attualmente al mondo.

(commedia del 1986 sull'amore adolescenziale e i luoghi comuni nella scuola superiore americana), raffigurazione del pacchiano allo stato puro quindi incarnazione del dell’abito da damigella e del suo macabro concetto.
domenica 18 settembre 2011
Di quel che scrive la mano la testa deve rispondere.
Ho realizzato un terzo componimento.
Ora non mi resta che domandarmi, l’onestà non mi tradirà, dopo quanti elaborati posso definirmi scrittrice.
NARRAZIONE
Premature vacche s’apprestano ad allearsi con chi, fino a prima, di loro si fa scherno e noncurante urta i loro sentimenti; emozioni all’apparenza, ma nella sostanza assordanti scoregge.
Momento di estasi nel quale il sostegno di chi pare grande perché grande si dichiara, sembra la realizzazione di un progetto misericordioso, anche se in concreto è la raccolta di un frutto acerbo all’interno già decomposto.
Ricerca di consensi che prevede si venda anche il culo della madre, per la quale poco ci si deve dispiacere poiché fu lei ad allevare così le sue bestie.
Precoci ninfomani che troppo presto scelgono di invecchiare senza affrontare il processo di maturazione, atte a compiacere che gli dona, per un frangente, un’attenzione che pure ha natura interessata.
Sciocche Pagliacce giulive, pronte a suggere qualsiasi sporgenza, purché permetta loro di mostrarsi, seppure per un tempo ridicolo, donnicciole compite.
Lercia unione dettata da convenienza temporanea, che congiunge galline alle quali hanno arrestato il processo di crescita, libere di blaterare di chissà quali principi con sorelle disperate nate per farneticare e leccare buchi di culo che assicurano posti in prima fila su imbarcazioni da strapazzo.
Proverbiali adorate lacrime di coccodrillo, mai sofferte a sufficienza, mai vissute con consapevolezza, spero cadono da sguardi azzurri e vacui, che non denotano un pentimento, ma solo un lamento capriccioso tipico di chi oggi è piccola e domani è giovenca.
Labbra tremanti e guance congestionate di paffute signorine, patetiche in abiti targati, non fanno in tempo a raggiungere la maggiore età che già portano il carico di un quintale di “Vai a farti inculare”.
Saccenti parassiti che liquidano ogni amicizia si ponga come apparente ostacolo tra loro, le primogenite babbuine e la gloria dei poveracci, un dì saranno doverosamente trafitture al dorso e giaceranno con la bocca ancor piena di pantano e vergogna.
Al momento sostenute ed attizzate da quelle solite lesbiche che proferiscono infelici flatulenze sgrammaticate, e che come dissenteria andranno prima o poi a spiaccicare la loro faccia sulle pareti di questo angolo di cesso.
Femmine di famiglia, maiale avvizzite, pronte a ingoiare qualsiasi pannocchia, senza trarre beatitudini ma allo scopo di urlare al mondo che gli uomini le fanno sentire martiri profanate, lese nell’anima, ancora con le cosce divaricate e la ghigliottina di nuovo pronta a deturpare falli.
Questa è una approssimativa descrizione del giardino di primizie nel quale un giorno, un mio stolto, inetto conoscente citrullo si addentrò.
giovedì 15 settembre 2011
Il mantello copre il brutto e il bello
Col progetto sposa, spero di celebrare il mio disprezzo verso i caratteristici abiti da matrimonio.
Per ora un disegno, in seguito, in altri post, arriveranno anche sagge riflessioni.
Moda, esibizione di strafalcioni applauditi da pubblico e critici, manica di torvi scimpanzé, come fossero opere d’arte.
Per quanto mi riguarda:
“il mio prestigio e la mia maestria mi permettono di creare cagate, venendo ugualmente applaudita”.
Grazie.
martedì 6 settembre 2011
Terra chiama Bene
Sono codarda ed omertosa.
Lo so
Lo so
Dovrei scrivere il post,
io so, e so di gente che sa (!),
ma il mio timore è troppo grande.
Temo le autorità americane che potrebbero un giorno suonare alla mia porta, per sottopormi ad interrogatori, chiedermi perché faccio domande scomode e soprattutto perché interagisco con chi lavora all’area 51.
Temo le autorità americane che potrebbero un giorno suonare alla mia porta, per sottopormi ad interrogatori, chiedermi perché faccio domande scomode e soprattutto perché interagisco con chi lavora all’area 51.
Infondo vorrei farla finita con questo silenzio, sono stufa di assecondare il governo degli Stati Uniti, quindi per protesta pubblico questa immagine eccezionale come spunto per quesiti come “Ma siamo soli, a questo mondo?”
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Scattata vicino al villaggio di Rachel a circa 150 km a nord-ovest di Las Vegas |
Parlo di B., ovvio, un’amica che all’area 51 gestisce le relazioni con gli extraterresti dissuadendoli da soggiornare sulla terra.
Come faccia di preciso non lo so; so solo che nell’area proibita, la complessità piuttosto che la primitiva semplicità di un cervello si misurano attraverso al livello di pazienza del proprio interlocutore.
Non dico altro. Non posso.
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