AUGURI
sabato 31 dicembre 2011
martedì 8 novembre 2011
giovedì 29 settembre 2011
Donna sposa, sposa spesa, moglie maglio
Che dire?
La mia voglia di disegnare abiti da sposa è direttamente proporzionale al numero di beoti che ci sono attualmente al mondo.

(commedia del 1986 sull'amore adolescenziale e i luoghi comuni nella scuola superiore americana), raffigurazione del pacchiano allo stato puro quindi incarnazione del dell’abito da damigella e del suo macabro concetto.
domenica 18 settembre 2011
Di quel che scrive la mano la testa deve rispondere.
Ho realizzato un terzo componimento.
Ora non mi resta che domandarmi, l’onestà non mi tradirà, dopo quanti elaborati posso definirmi scrittrice.
NARRAZIONE
Premature vacche s’apprestano ad allearsi con chi, fino a prima, di loro si fa scherno e noncurante urta i loro sentimenti; emozioni all’apparenza, ma nella sostanza assordanti scoregge.
Momento di estasi nel quale il sostegno di chi pare grande perché grande si dichiara, sembra la realizzazione di un progetto misericordioso, anche se in concreto è la raccolta di un frutto acerbo all’interno già decomposto.
Ricerca di consensi che prevede si venda anche il culo della madre, per la quale poco ci si deve dispiacere poiché fu lei ad allevare così le sue bestie.
Precoci ninfomani che troppo presto scelgono di invecchiare senza affrontare il processo di maturazione, atte a compiacere che gli dona, per un frangente, un’attenzione che pure ha natura interessata.
Sciocche Pagliacce giulive, pronte a suggere qualsiasi sporgenza, purché permetta loro di mostrarsi, seppure per un tempo ridicolo, donnicciole compite.
Lercia unione dettata da convenienza temporanea, che congiunge galline alle quali hanno arrestato il processo di crescita, libere di blaterare di chissà quali principi con sorelle disperate nate per farneticare e leccare buchi di culo che assicurano posti in prima fila su imbarcazioni da strapazzo.
Proverbiali adorate lacrime di coccodrillo, mai sofferte a sufficienza, mai vissute con consapevolezza, spero cadono da sguardi azzurri e vacui, che non denotano un pentimento, ma solo un lamento capriccioso tipico di chi oggi è piccola e domani è giovenca.
Labbra tremanti e guance congestionate di paffute signorine, patetiche in abiti targati, non fanno in tempo a raggiungere la maggiore età che già portano il carico di un quintale di “Vai a farti inculare”.
Saccenti parassiti che liquidano ogni amicizia si ponga come apparente ostacolo tra loro, le primogenite babbuine e la gloria dei poveracci, un dì saranno doverosamente trafitture al dorso e giaceranno con la bocca ancor piena di pantano e vergogna.
Al momento sostenute ed attizzate da quelle solite lesbiche che proferiscono infelici flatulenze sgrammaticate, e che come dissenteria andranno prima o poi a spiaccicare la loro faccia sulle pareti di questo angolo di cesso.
Femmine di famiglia, maiale avvizzite, pronte a ingoiare qualsiasi pannocchia, senza trarre beatitudini ma allo scopo di urlare al mondo che gli uomini le fanno sentire martiri profanate, lese nell’anima, ancora con le cosce divaricate e la ghigliottina di nuovo pronta a deturpare falli.
Questa è una approssimativa descrizione del giardino di primizie nel quale un giorno, un mio stolto, inetto conoscente citrullo si addentrò.
giovedì 15 settembre 2011
Il mantello copre il brutto e il bello
Col progetto sposa, spero di celebrare il mio disprezzo verso i caratteristici abiti da matrimonio.
Per ora un disegno, in seguito, in altri post, arriveranno anche sagge riflessioni.
Moda, esibizione di strafalcioni applauditi da pubblico e critici, manica di torvi scimpanzé, come fossero opere d’arte.
Per quanto mi riguarda:
“il mio prestigio e la mia maestria mi permettono di creare cagate, venendo ugualmente applaudita”.
Grazie.
martedì 6 settembre 2011
Terra chiama Bene
Sono codarda ed omertosa.
Lo so
Lo so
Dovrei scrivere il post,
io so, e so di gente che sa (!),
ma il mio timore è troppo grande.
Temo le autorità americane che potrebbero un giorno suonare alla mia porta, per sottopormi ad interrogatori, chiedermi perché faccio domande scomode e soprattutto perché interagisco con chi lavora all’area 51.
Temo le autorità americane che potrebbero un giorno suonare alla mia porta, per sottopormi ad interrogatori, chiedermi perché faccio domande scomode e soprattutto perché interagisco con chi lavora all’area 51.
Infondo vorrei farla finita con questo silenzio, sono stufa di assecondare il governo degli Stati Uniti, quindi per protesta pubblico questa immagine eccezionale come spunto per quesiti come “Ma siamo soli, a questo mondo?”
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Scattata vicino al villaggio di Rachel a circa 150 km a nord-ovest di Las Vegas |
Parlo di B., ovvio, un’amica che all’area 51 gestisce le relazioni con gli extraterresti dissuadendoli da soggiornare sulla terra.
Come faccia di preciso non lo so; so solo che nell’area proibita, la complessità piuttosto che la primitiva semplicità di un cervello si misurano attraverso al livello di pazienza del proprio interlocutore.
Non dico altro. Non posso.
sabato 3 settembre 2011
Capra zoppa non soggiorna all'ombra
Ho fatto una foto ad A.
Bellina, senza troppe pretese, priva di significato intrinseco, d’accordo, comunque grazioso ritratto scattato sotto le betulle in un pomeriggio di Agosto (8O).
Rimirandola, ci sono!, è perfetta come base per una pubblicità Garnier: meglio esplicitarlo.
Prendendo in prestito delle immagini nel web vengo colpita da tale “Fabio Cicerale”, il consulente Esperto dei capelli: Mica cazzi!
Hair stylist.
Un Capitolo al quale purtroppo dedicherò troppo poche, troppo sciatte parole.
Ehm… Beh, dunque… No, perché...
Suvvia, come li metti, come li giri, rappresentano sempre il nulla.
Non credibili sin dal primo lancio di quest’assurda moda pubblicitaria, ed ogni volta che si parla di “mode” si sconfina sempre nello squallido, ora si sono perfettamente incarnati nella drastica figura del “gioppino”(=Gioppino è una marionetta bergamasca ed è sinonimo di fantoccio, essere inutile, stupidotto, pagliaccio etc…).
Il paradosso: tale “professionista", privo di visibilità, cerca fama garantendo per un prodotto commerciale di cui sempre egli stesso fa uso.
Ciò dovrebbe convincere e rassicurare il cliente.
Fabio Cicerale da’ lezioni di stile e sul sito Garnier è possibile contattarlo per chiedere consigli (corro!), oggi mi serve ad identificare tutti i personaggi come lui, non solo in campo shampoo e balsamo, che appresentano ambigui figuri dai curriculum ricchi tanto quanto vaghi, ai quali si deve attingere perché, qualcuno dice, hanno conquistato il successo.
Beh, se non altro finalmente ho capito perché la mia vita fa schifo: perché non ho ancora trovato lo shampoo giusto.
Ancor peggio di questi parrucchieri tuttologi che studiano il capello al microscopio, sono i pubblicitari che non permettono che qualsiasi casa produttrice di prodotti per la cura della chioma sia priva del suo – quanti cazzi – specialista famoso.
Ed ancor peggio del peggio sono le aziende che stanno pagando biechi pubblicitari che fanno il loro lavoro in maniera patetica.
In conclusione, come sempre vivo circondata da prodotti avariati, tormentata da stronzate e bombardata da squallore; mentre arranco per tentare di salvarmi mi guardo in giro e vedo che la stragrande maggioranza delle persone è ben lieta di sguazzare in questa simbolica merda liquida.
venerdì 2 settembre 2011
Beato quel corpo che per l’anima lavora.
Non c’è niente di meglio che ideare, realizzare e Rubare!
Depredare onestamente mai dimenticando di praticare sordido dAdaismo.
O almeno provandoci.
Io dAdaista compulsiva, nel pieno delle mie facoltà mentali (!) dichiaro liberamente e consapevolmente di aver sottratto illecitamente oppure, di essere colpevole autrice dell’appropriazione indebita un’opera dell’artista, ex insegnante, Amico di penna virtuale, mio critico personale,
P.B.
Ovviamente mi prendo le mie responsabilità e ne pagherò le conseguenze, d’alto canto ne sarà valsa la pena.
Anche se il mio 'piano A' prevede: io sottraggo al P.B. il suo quadro, lo esalto in un mio scarabocchio, lo pubblico sul mio blog frequentato abitualmente da un milione di persone (lo giuro a me stessa), porgendogli così celebrità e gloria; lui come ricompensa non mi denuncerà.
In ogni caso si consideri che tutti i dadaisti che impiastricciarono La Gioconda non vennero strapazzati da un Leonardo livido di rabbia, inoltre, con pignoleria faccio notare gli fu altresì riconosciuto successo.
Questo è un motivo più che valido, messaggio che può scagionarmi nonché un appunto velato per P.B.
Tuttavia, per placare ulteriormente, incremento:
Io rubo, ladra schifosa che adopera lavori fini come semplici sfondi per il proprio diletto.
Prendo senza chiedere e sfiguro l’opera affiancando ad un disegno raffinato, ricamato con perfezione in ogni minimo elemento distintivo, un fantoccio all’opposto stilizzato, sintetico e crudo.
Monaca incazzata e arcigna fatta di quattro caratteri ormai seviziati all’eccesso, bigotta accusatrice che aspirerebbe a filare su e giù nervosa e trafelata attraverso le navate di questa Cattedrale gotica.
“Cattedrale nel deserto, lampo di luce nelle tenebre de - stavolta - la mia composizione”,
volendo rapinare P.B. oltre che nei disegni anche parole,
Grazie.
martedì 30 agosto 2011
Non svegliate il can che dorme!
Oggi propongo due disegni con poco significato ed ancor meno validità, che servono solo ad accompagnare la mia vera creazione: le scritture.
Nate a seguito di una parentesi noiosa riferitami da L., con esse voglio e spero di riuscire a celebrare il mio consenso verso il poeta A. Ginsberg.
In fine mi tocca anche ringraziare i ruderi del mondo che mi hanno ispirato, senza la cui presenza non avrei mai espletato questi miei concetti.
SAGGIO
Ciò che considero ora è che al mondo esistono genti che hanno la concessione di saggiare oniriche frangenti che io mai potrò.
Vedere luoghi vergini, incantati ed inesplorati su navi prodigiose che attraversano acque spermatiche con le quali Loro possono dissetare la loro insania; imperversare laddove la geografia è atipica e la natura riserva, crediamo, fenomeni sovrannaturali, pur restando dinnanzi ad abissi tutti italiani; guadare passaggi di merda di quest’Italia che a noi, maledetto demonio, non appartiene; poter acquistare anche un discreto numero di pittoreschi abiti circensi che contengono sorprendenti storie di zie che hanno la gratificazione di un climaterio precoce; sciare su nevi primitive assaporando climi lunari ed a seguito fare incetta di lazzi che noi tapini nella nostra miseria non comprendiamo, pur restando, ovviamente, incatenati alla nostra bandiera; essere tiranni della propria psiche ed assecondare la schizofrenia che allieta giornate laboriose, fatte di sudore e di stipendio; trasformare una chiavata in un oneroso dramma rapsodico da superare con un balsamo e da risolvere da un fabbro.
Ciò che considero ora è che io mai ebbi perno per ficcarmi a godere di una qualsiasi di queste perle eppure mi chiedo: potrò mai essere lo stesso una “mita”?
Franc.
COMPOSIZIONE
A Bennitas, oziosa perdigiorno,
torturata da aborigene perverse che, Lesbiche, vogliono soggiogare la selvatica amata dandole immotivate ragioni, avendo cognizione d’essere vittime di irrazionali imbarazzanti capricci di bimbe rognose per indole depresse.
Ragioni donate a priori, senza disdegnare l’essere portare a guinzaglio come accessori goderecci da esibire, simboli di potere.
Senza vomitare davanti al Cazzo, per non essere tradite dalla loro sete già quasi indiscutibile, per il terrore di essere scostate con disprezzo da affiatamenti condizionati al vantaggio, non potendo più fiutare la passera che le piega e sputa sulla loro dignità.
Indigene che nella loro particolare natura spigliata insegnano che si deve gradire, masochiste, sana corpulenta ironia quasi quanto sanno sottomettersi alle abbienti schizofreniche larve della società.
D’altro canto è satira ricca, espressa seriamente al meglio: meglio di una futile perdita di tempo, meglio di un compiacimento sui capelli, meglio davvero.
Umorismo fatto in questo passo rivoluzionario che non porta alcun “gli” o “nè”.
Anima mia,ricca di noia, trova conforto dinnanzi a Cagne inferocite, ma ingenue, sicure della propria mira che si scagliano e bramano soccombere di peso su chi prova a tutelare con troppa correttezza.
Se ora esse si pentono poco importa: nelle migliori lezioni si insegna che prima dovevano scervellarsi, per considerare il veleno che sanno sputare esseri umani stanchi come me, che sparano poiché credono che il proprio rigetto non finisca nell’indifferenza.
In maniera maniacale è necessario “difendere deboli ed istruire illetterati”, anche se questo è solo un fuggevole punto di vista.
Franc.
domenica 28 agosto 2011
Il bacio G. - Punto -
Quale artista non ha nel suo curriculum almeno un “Bacio”?
E’ un opera fondamentale, colonna portante dell’arte.
A dire il vero in quanto quadro vero e proprio, quindi non in computer grafica, un progetto l’ho in mente da non so quanti anni.
Ovviamente non l’ho mai realizzato.
Procedendo oltre, il tutto sboccia grazie alla presenza di questo nuovo amico, G. che abita a Chalkís, con il quale ho avuto modo di osservare la scrittura greca.
Bellissima, grafica, antica, assolutamente incomprensibile e che mette in crisi anche i traduttori simultanei. Quando propongo frasi a google translator mi compare la scritta “Ma, ghe n’eto altre?”(= non credi di esagerare?), poi sistematicamente mi traduce una marea di cazzate.
E pensare che mio fratello avendo fatto il liceo classico ha pure studiato il latino ed il greco. Si, vabbè una frase assolutamente paragonabile alla tipica:
“Ah, sei greco? Pensa, un mio amico è stato in vacanza in Grecia”.
(Quest’ultima l’ho pure detta realmente a G.).
Tutte espressioni che, come dice giustamente A., “lasciano il tempo che trovano”.
Accidenti, troppe tematiche da affrontare, troppe sintesi da imporre: qui la pochezza del mio cervello potrebbe anche rendermi arrendevole...
Torno al concetto principale prima di cedere, anzi, unisco i due punti, così faccio prima.
Il Bacio + Scrittura Greca
Vedendo scritto “Buonanotte, baci” mi ha colpito una scritta che contiene un disegno molto chiaro ed esplicativo.
La faccio breve.
La verità è che ho preso i caratteri di una scritta oscura, li ho rigirati ed ho reso un concetto chiaro a tutto il mondo.
Praticamente estro e genio si sono fusi in una persona così ricca di creatività da fare schifo: sono io.
mercoledì 24 agosto 2011
venerdì 19 agosto 2011
Ceci n'est pas une blague
“Più che un quadro un rebus. O un trattato filosofico. O una riflessione che gioca molto seriamente con i meandri del linguaggio… Così quell’affare, che non è ciò che sembra, sfida il modo comune di guardare la realtà. E magari anticipa pure certe istanze dell’Arte Concettuale…”
A mio parere avrebbero potuto o potranno scrivere un saggio anche sulla mia opera.
Io, sì, ho preso evidente spunto dall’opera di R.Magritte ma, secondo tutto il concetto principale, NON ho preso alcuno spunto da nessuno. Illustro:
Di “Ceci n’est pas une pipe”, scrisse il filosofo M. Foucault nel saggio omonimo:
“Paragonato alla tradizionale funzione della didascalia, il testo di Magritte è doppiamente paradossale. Si propone di nominare ciò che, evidentemente, non ha bisogno di esserlo (la forma è troppo nota, il nome troppo familiare). Ed ecco che nel momento in cui dovrebbe dare un nome, lo dà negando che sia tale.”
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| "Ceci n'est pas une sac a poche" |
Chiaro. Creare grandi paradossi grazie ad una didascalia, negare cose evidenti, lasciare che un tizio stenda tutte queste ovvietà in un saggio, ed il gioco è fatto! Un gioco pericoloso che sembra un circolo vizioso o un labirinto senza via d’uscita.
Ma da qui la fama e la gloria.
In verità io ho anche più meriti di René, perché ho fatto un lavoro grafico che nella Sua opera manca eccome!
Perbacco, io ho composto il tutto con quattro lettere che rappresentano una forte tematica filo conduttore di un periodo.
Ma cosa avrei dovuto fare per superare il maestro? Disegnare il tutto col mouse infilato proverbialmente nel… Acciderba, no (e piovano meriti per l’onestà) non ne sono capace, ma c’ho provato (+ meriti per lo sforzo). Oppure no (+ meriti per lo spiccato senso surrealista).
In ogni caso non smetterò mai di domandarmi se anche la mia idea platonica è anch’essa aleggiante nell’iperuranio, o è solo un dispositivo per confondere ancor di più chi guarda?
Qual è insomma la vera tasca da pasticcere? C’è una tasca da pasticcere? Nessuna delle due ovviamente.
- Altro sano surrealismo -
A proposito, ho anche letto:
“Il messaggio di Magritte è infondo abbastanza chiaro, ovvero: attenzione, rappresentazione non significa realtà, l’immagine di un oggetto non è l’oggetto stesso! La pipa del quadro non si può fumare così come le mele delle nature morte non si possono addentare…”
E a mio parere questo poteva anche bastare.
Eppure.
martedì 16 agosto 2011
Κάρολος
Una buona premessa può essere: creare un signore dAda è una missione; chi non capisce questa cosa è decisamente misero.
Poteva essere un omino che vuole incarnare la figura dell’italiano medio in cui si potrebbe, volendo, riverberare l’osservatore.
Certo, ma consideriamo che la società di oggi è costituita da una maggioranza di 'mussi': somari convinti di essere manager incalliti perennemente in carriera che non possono assolutamente rappresentare l’italiano medio.
Sarebbe dovuto essere un eroe, ma non ho avuto potenza creativa tale da sviluppare un fiero paladino.
Dallo sguardo pare pigro e mansueto, il ritratto d’uno spettatore annoiato. Mi piace.
Però un po’ di carattere, o almeno un po’ del solito “prestigio” che occorre dare al post, arriva da piccole ispirazioni tratte da “Andy Capp” (qui in Italia “Carlo a Alice”).
Ecco perché “Carlo DAda”.
D’altra parte, per un’approssimazione del naso e un berretto scozzese, a me ricorda questo celebre ubriacone, sposato con una donna che lavora e sostiene il peso di un marito fannullone che passa tutta la giornata a dormire sul divano e la serata al bancone del pub a bere birra.
Il mio non ha alcuna rissa a carico e gli manca una donna. Può darsi che provvederò.
Può darsi.
lunedì 15 agosto 2011
“L’asino che ha fame mangia ogni strame”
La mia tavola-montaggio è in omaggio all’amico L. che ha sempre desiderato essere asino, forse al fine di giustificare scarso impegno e con il desiderio di una “virilità più accentuata”.
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| Spaghetti allo Scoglio in segno di protesta verso la "Casa dell'Affettato" |
Non solo, forse a far notare che a tavola sa adeguarsi, dal momento che, come dire, “il convento gli passa ben poco”.
Per ricondurmi al post precedente non potevo fargli mancare il pollice in su che manifesta gagliardissimo un “Mi piace” che va ben oltre le carotine.
Magari va dov'è volato il mio pensiero e, per dar tono al post, non mi resta che citare un piccolo passo del dramma di Collodi (ripeto e sottolineo Dramma) l’originale Pinocchio che nei toni poco ha a che fare con quello Disneyano.
"E mentre dicevano così, si piegarono tutt'e due carponi a terra e camminando colle mani a coi piedi, cominciarono a girare e a correre per la stanza.
E intanto che correvano, i loro bracci diventarono zampe, i loro visi si allungarono e diventarono musi, e le loro schiene si coprirono di un pelame grigiolino chiaro, brizzolato di nero. Ma il momento più brutto per que'due sciagurati sapete quando fu? Il momento più brutto e più umiliante fu quello quando sentirono spuntarsi di dietro la coda. Vinti allora dalla vergogna e dal dolore, si provarono a piangere e a lamentarsi del loro destino.
Non l'avessero mai fatto! Invece di gemiti e lamenti, mandavano fuori dei ragli asinini: e ragliando sonoramenete, facevano tutt'e due in coro: j-a, j-a, j-a."
Bellissimo. Se posso un unico appunto, io avrei scritto j-o.
Ho trovato un detto che pronuncia “Asino e mulo, cavalcali sul culo”.
Ok, ma quale sarebbe stata l’alternativa?
Ultima cosa che ho da dire “Io più che Ferragosto preferisco Ferragamo”.
domenica 14 agosto 2011
That’s the way
Il Pittogramma in questione è tratto dall’icona facebook “Mi piace” (Like), quella che schiacciandola, ci fa sembrare simpatici agli occhi di conoscenti ed amici, quella stessa che ci rede colti intenditore o che ci schiera da una qual si voglia parte; tutto questo senza formulare il minimo pensiero e trascrivere manco l’ombra d’un carattere.
Diciamo che tutto ciò non ha nulla a che fare con “Chicago” sul tuo “mi piace”, e non è riferito ad individuo alcuno, ma è una pura coincidenza.
Sì, perché quel pugno col pollice su somiglia tanto tanto alla sagoma d’un wc, ed è casuale, ma mi domando se sia una di quelle fatalità che deve farci riflettere.
Il Pittogram-man se ne sta seduto comodamente e legge un giornale sul quale si pubblicizza il mio Facebuk nel banner in ultima pagina, il che senza dubbio fa intuire che sia un blog di grande utilità per quanto riguarda la regolarità intestinale, innegabile fondamento del benessere.
Ultimo punto è: sono pienamente soddisfatta dei post (ARTICOLI!) che scrivo e penso a quanto ingiuste e stronze furono le mie insegnanti che in passato hanno sempre trovati scadenti i miei temi. (miseri temi a seguito di titoli degni di una laureata nelle università italiane…).
“Say O.K. That’s the way, that’s the way
Say O.K. That’s the way, that’s the way
That’s the way, I like it
That’s the way, I like it
Say O.K. That’s the way, that’s the way
That’s the way, I like it
That’s the way, I like it
That’s the way I like it
That’s the way I like it
That’s the way I like it
Say O.K. That’s the way, that’s the way
Say O.K. That’s the way, that’s the way”
That’s the way I like it
That’s the way I like it
Say O.K. That’s the way, that’s the way
Say O.K. That’s the way, that’s the way”
KC and the Sunshine Band, That’s The Way (I Like It)
Album: KC and the Sunshine Band (1975)
Album: KC and the Sunshine Band (1975)
mercoledì 10 agosto 2011
A mali estremi, estremi rimedi
Amici virtuali, conoscenti nella rete, ex compagni di classe, compari di disegno Pentitevi.
Io mi do da fare, mi applico sul serio per distribuire sano e creativo gaudio in tutti i modi, e voi non mi siete riconoscenti, appannando così la mia validità. Sacrilegio!
Merito molto di più.
Ricerco persino personaggi caratteristici, svendo l’immagine di quel – pare - cialtrone del dottor Simoncello. Pare, poiché nella foto a me sembra uno stimato medico chirurgo ed inoltre sarebbe un classico il caso della gelosia manifesta verso un medico che scopre prodigiosi farmaci contro l’impotenza.
Tipico.
Farmaci.
- gemito -
Leitmotiv dei giorni nostri; obbligatori, fondamentali, strettamente indispensabili per arrivare a fine giornata.
Clisteri per tutti, perette a volontà!
Per chi non lo sapesse è assolutamente necessario monitorare costantemente la propria temperatura, nel dubbio che non ci sia in circolo un prepotente virus, demonio che lavora in silenzio contro la nostra instancabile forza.
E’ illegale non assumere antibiotici, per una settimana minimo, almeno una volta ogni due mesi.
E’ peccato non rendere grazie alle case farmaceutiche.
Blasfemi tutti coloro che non ingeriscono due cucchiaiate di medicamento in concomitanza con uno starnuto o simile.
A tutti coloro che hanno annuito durante la lettura di queste poche righe e comunque rivedono in esse la descrizione del proprio atteggiamento, ricordo che se non avessero lo sciroppo in casa, possono tranquillamente sostituire con l’ammoniaca, ancor più potente contro germi e batteri.
E allora, avanti, vengano festeggiati tali chimici conforti:
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| L'antidepressivo |
Sì, sì, va bene,
ma se E.Z. non rende giustizia al mio lavoro, non mi resta che farmi notare con una nuova pubblicità ed un nuovo prodotto, per dirgli che sono rimasta turbata.
Io lo rendo popolare, ma lui mi snobba.
E quel che è peggio non rende gloria allo stimato dottor professore.
Saprà capirmi, nel mezzo di un bombardamento?
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| Il lassativo |
Il vecchio provebio dice:
“Chi piglia medicina senza male, consuma l’interesse e il capitale”
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