Oggi propongo due disegni con poco significato ed ancor meno validità, che servono solo ad accompagnare la mia vera creazione: le scritture.
Nate a seguito di una parentesi noiosa riferitami da L., con esse voglio e spero di riuscire a celebrare il mio consenso verso il poeta A. Ginsberg.
In fine mi tocca anche ringraziare i ruderi del mondo che mi hanno ispirato, senza la cui presenza non avrei mai espletato questi miei concetti.
SAGGIO
Ciò che considero ora è che al mondo esistono genti che hanno la concessione di saggiare oniriche frangenti che io mai potrò.
Vedere luoghi vergini, incantati ed inesplorati su navi prodigiose che attraversano acque spermatiche con le quali Loro possono dissetare la loro insania; imperversare laddove la geografia è atipica e la natura riserva, crediamo, fenomeni sovrannaturali, pur restando dinnanzi ad abissi tutti italiani; guadare passaggi di merda di quest’Italia che a noi, maledetto demonio, non appartiene; poter acquistare anche un discreto numero di pittoreschi abiti circensi che contengono sorprendenti storie di zie che hanno la gratificazione di un climaterio precoce; sciare su nevi primitive assaporando climi lunari ed a seguito fare incetta di lazzi che noi tapini nella nostra miseria non comprendiamo, pur restando, ovviamente, incatenati alla nostra bandiera; essere tiranni della propria psiche ed assecondare la schizofrenia che allieta giornate laboriose, fatte di sudore e di stipendio; trasformare una chiavata in un oneroso dramma rapsodico da superare con un balsamo e da risolvere da un fabbro.
Ciò che considero ora è che io mai ebbi perno per ficcarmi a godere di una qualsiasi di queste perle eppure mi chiedo: potrò mai essere lo stesso una “mita”?
Franc.
COMPOSIZIONE
A Bennitas, oziosa perdigiorno,
torturata da aborigene perverse che, Lesbiche, vogliono soggiogare la selvatica amata dandole immotivate ragioni, avendo cognizione d’essere vittime di irrazionali imbarazzanti capricci di bimbe rognose per indole depresse.
Ragioni donate a priori, senza disdegnare l’essere portare a guinzaglio come accessori goderecci da esibire, simboli di potere.
Senza vomitare davanti al Cazzo, per non essere tradite dalla loro sete già quasi indiscutibile, per il terrore di essere scostate con disprezzo da affiatamenti condizionati al vantaggio, non potendo più fiutare la passera che le piega e sputa sulla loro dignità.
Indigene che nella loro particolare natura spigliata insegnano che si deve gradire, masochiste, sana corpulenta ironia quasi quanto sanno sottomettersi alle abbienti schizofreniche larve della società.
D’altro canto è satira ricca, espressa seriamente al meglio: meglio di una futile perdita di tempo, meglio di un compiacimento sui capelli, meglio davvero.
Umorismo fatto in questo passo rivoluzionario che non porta alcun “gli” o “nè”.
Anima mia,ricca di noia, trova conforto dinnanzi a Cagne inferocite, ma ingenue, sicure della propria mira che si scagliano e bramano soccombere di peso su chi prova a tutelare con troppa correttezza.
Se ora esse si pentono poco importa: nelle migliori lezioni si insegna che prima dovevano scervellarsi, per considerare il veleno che sanno sputare esseri umani stanchi come me, che sparano poiché credono che il proprio rigetto non finisca nell’indifferenza.
In maniera maniacale è necessario “difendere deboli ed istruire illetterati”, anche se questo è solo un fuggevole punto di vista.
Franc.

















